Santa Maria Tridetti

vista dall'altoPoco prima di arrivare all'abitato di Staiti, percorrendo la Comunale da Brancaleone, s'incontra un cartello turistico che indica la direzione per Tridetti.
Le absidi della piccola Chiesa s'intravedono tra le distese di ulivi già dalla strada. Al turista, l'edificio dichiarato Monumento Nazionale e datato XI secolo, si presenta dal lato posteriore. La facciata principale è rivolta verso la montagna (denominata del conte Ruggero) coperta da elici e querce. Più a valle lo sguardo si perde tra i filari di agrumi e la macchia colorata degli oleandri. Questa località e conosciuta con il nome di “badia” (badia-abbazia) perché si pensa che in origine vi fosse annesso un cenobio brasiliano, poi andato distrutto.
Nel suo insieme la Chiesa presenta un'architettura in cui convergono una serie di elementi di diversa derivazione: greche, l'arco a sesto acuto che divide la navata del presbiterio, le finte colonne ai lati dell'abside, le due porte laterali destinate all'ingesso dei fedeli separati per sesso, la mancanza di sculture; arabe, la forma acuta dell'arco trionfale; bizantine, la decorazione con laterizi.
La fondazione e la leggenda:
Sulla data della sua fondazione sono state formulate varie ipotesi. Una leggenda racconta che un tempo sulla stessa area sorgeva un piccolo tempio. Edificato dai Lo Cresi Zefhiri nel V-VI secolo a.C., elevato per ringraziare il Dio Nettuno per averli salvati da una tempesta. Secondo il racconto la sua statua era stata coperta da un prezioso mantello gemmato, poi trafugato da Annibale, durante la sua permanenza sulla costa Ionica calabrese, per punire i Lo Cresi, alleati di Roma. A suffragare l'ipotesi di un preesistente tempio dedicato al dio Nettuno fu il ritrovamento, nei pressi dell'attuale chiesa, di una moneta recante l'immaggine di Nettuno col tridente e la leggenda greca Pose-Jeno che si spiega col nostro “come ti salvo”. Partendo dal presupposto che un tempio doveva preesistere, i basiliani se ne impossessarono tra il VII e VIII, trasformandolo in una Chiesa greca in onore della Madonna del Tridente (chiara allusione alla divinità del mare), poi divenuto Tridetti. Secondo una diversa interpretazione etimologica, invece, la parola potrebbe derivare dal greco tridactilon (tre dita) per indicare il Bambino benedicente in braccio alla Vergine.
L'unico documento pervenuto sulla chiesa risale al 1060. Ritratta di un privilegio con cui il Conte Ruggiero d'Altavilla dispose l'assegnazione di parte delle rendite della badia al Capitolo di Bova dal quale la stessa dipendeva. Gli studiosi ritengono che per procedere a un operazione del genere non soltanto il monastero brasiliano dovesse esistere prima del Mille, ma a quella data doveva aver raggiunto già una certa importanza. Paolo Orsi, archeologo sovrintendente alle antichità e alle belle arti della Calabria, che scoprì la struttura nel 1912, ne fissa l'origine al XI secolo, accettando l'ipotesi di un piccolo tempio preesistente.

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